Squadra allo sbando, società (Canonico) in silenzio.

Udite udite,  la risposta all’ennesima prova sconcertante e priva di qualsiasi aggettivo che possa raffigurarla e’ stato uno scarno comunicato stampa che annunciava il silenzio stampa del Foggia al termine della sconfitta di Taranto. Ma cosa potevamo aspettarci da un Presidente che si e’ sempre presentato in televisione e in sala stampa per fare vetrina solo quando i risultati erano positivi e mai quando le cose non andavono bene, da chi ha gettato all’aria un anno di lavoro ed un progetto serio fatto con persone di provata conoscenza del calcio e di una moralita’ cristallina, parliamo di Zeman e Pavone.  E poi mai come in questo momento alla luce di tutti i suoi proclami spocchiosi e supponenti  sul  superprogetto tecnico, dobbiamo miseramente constatarne il fallimento   dopo appena sei giornate con il  Foggia in zona play out e non zona play off, un allenatore da lui decantato e osannato fatto fuori e costretto a risolvere il  contratto e una squadra allo sbando, completamente fuori da ogni logica calcistica.

Lo vada a spiegare il “Presidente”  ai 4000 abbomati e a tutti quei tifosi che nonostante la situazione e la classifica del momento continuano a  seguire imperterriti la squadra in casa e fuori casa con sacrifici economici importanti in un momento di recessione e di crisi come questo, solo per l’amore che hanno verso i colori rossoneri.

Ma figuratevi,  non ci sara’ nessuna ammissione di colpa anzi e’ stato indetto il silenzio stampa proprio per evitare di farlo.

Ci vuole  coraggio e attributi per affrontare la realta’ e ammettere di aver iniziato una nuova stagione in maniera fallimentare  dopo aver tenuto fra le mani quanto di meglio potesse esprimere il calcio in questa categoria ed e molto complicato per chi crede di saper fare tutto confrontarsi a viso aperto con tifosi e stampa che lui stesso ha piu’ volte apostrofato con appellativi come incompetenti, gufi e che vive di ricordi.

Ma di cosa parliamo? Forse delle tre retrocessioni con ripescaggio ottenute alla guida del Bisceglie? Sono questi i suoi ricordi? I nostri ricordi sono ben altri e ormai tutte le baggianate  che vuole farci credere il signor Canonico a Foggia  lo hanno capito anche i sampietrini di via Arpi.

Si faccia da parte per favore prima che  porti la nostra citta’ e la nostra gloriosa squadra allo stato vegetetivo o addirittura ad un altro fallimento, non solo sportivo ma anche societario visto che la situazione debitoria del Calcio Foggia 1920 se pur spalmata fino al 2024  e’ imbarazzante. Possibile che non  riesca ancora a capire dopo un anno e mezzo di gestione ( parola incomprensibile per lui) la differenza tra fare calcio a Bisceglie e fare calcio a  Foggia?

Essere il timoniere di un sodalizio blasonato e ultra centenario come quello rossonero e’ un fardello che potrebbero portare tutti, ma non e’ per tutti.

Adesso apettiamo con ansia la scelta del nuovo allenatore che dovra’ risollevare le sorti di questa squadra, ma sappiamo fin da ora che   chiunque sara’ chiamato a sedersi sulla panchina del Foggia corre un bel rischio sia  sotto l’aspetto tecnico, visto la rosa assolutamente disomogenea costruita con il fondato desiderio di dimostrare di essere il migliore, ma soprattutto per il rapporto che dovra’ avere con la grande “capacita manageriale e tecnica” di Canonico, allla quale non hanno resistito due eccellenze come Zdenek Zeman e Peppino Pavone, loro certamente proprietari di una grande levatura tecnico-calcistica e  professionalita’  oltre che  dotati, perche’ dimostrato dai fatti, anche di grande pazienza, parsimonia e resistenza a dover sopportare e convivere per una intera stagione con chi ha dimostrato tutti i suoi limiti in questo difficile mondo pallonaro.

Oggi tutti, e dico tutti, siamo qui dopo solo sei giornate di campionato a rimpiangere Zeman e Pavone con il cuore in mano e  le lacrime agli occhi. 

Bruno Arcano