Foggia, punto e a capo. Di Bruno Arcano

Alla fine dei giochi paghera’ l’allenatore. Questo accade da sempre nel calcio pero’ addossare tutta la colpa del disastroso inizio di campionato del Foggia  solo a Roberto Boscaglia e’ ingeneroso e un’offesa alla nostra intelligenza.. Il tecnico ha la sua parte di responsabilita’ come i calciatori ma e’ pur vero che  si e’ ritrovato con una squadra costruita ( ma da chi?) con calciatori esperti,  buona tecnicamente  ma secondo noi senza tenere  in considerazione l’adattamento  a quel modulo, 4-2-3-1 che porto’ il tecnico siciliano a vincere sia a Trapani che a Chiavari.
Facendo una seria e approfondita analisi del perche’ si e’ arrivati a questa situazione dopo solo cinque partite, non possiamo circoscriverla solo nella mancanza di risultati o alla posizione deficitaria della classifica  ma il problema va ben oltre e parte dalla fine della stagione scorsa  e dalla decisione di Canonico di azzerare il progetto per cui furono scelti Zeman e Pavone che nonostante abbiano fatto le “nozze con i fichi secchi”  sono riusciti con una squadra per nove undicesimi nuova, costruita con calciatori giovani semi sconosciuti  ma con tanta voglia di mettersi in mostra al cospetto di una piazza blasonata come quella di Foggia,  ad arrivare alla fase Nazionale dei Play Off  e a  un passo dalla semifinale.
Allora verso chi puntare il dito per  questa debacle che ora attanaglia i satanelli?
Siamo certi ed e’ purtroppo dimostrato da fatti oggettivi che se si decide di cancellare tutto il lavoro fatto e da fare programmato per un triennio perche’ si ha la pretesa di volere  entrare a gamba tesa con  tante ingerenze  e scarse competenze nell’area tecnica (che non e’ un area  di dominio del Presidente, ricordate la fascia di capitano tolta a Curcio?)  pur sapendo perfettamente  che  cosi’ facendo si rischia di mettersi in forte contrasto con allenatore e direttore sportivo, diventa scontato che alla fine la situazione degenera al punto di arrivare ad una rottura totale e inevitabile soprattutto conoscendo il carattere e l’autorevolezza di  Zeman e Pavone che non hanno mai permesso a nessuno questi atteggiamenti di intromissione all’interno dello spogliatoio.
E cosi’ questa estate il “patron” inizia un nuovo progetto con nuove figure escludendo dall’organigramma societario  una parte della  foggianita’ ( il team manager Mario De Vivo, l’addetto alla comunicazione Lino Zingarelli, il medico sociale Dott. Antonio Macchiarola) inserendo al loro posto persone vicine a lui,   (anche se poi alcuni dei suoi adepti lo hanno abbandonato come Gianfranco Mancini e VincenzoTodaro) fino alla ciliegina sulla torta della svendita a terzi del settore giovanile al punto di farlo gestire fuori dal contesto cittadino, quindi perche’  meravigliarsi se oggi abbiamo un  possibile deficitario funzionamento degli ingranaggi?
In questi  mesi, cosi’ come lo scorso anno,  abbiamo visto solo  scarsa competenza e forte pressapochismo, quindi si arriva per conseguenza naturale alla contestazione delle scelte effettuate, perche’  tutte quelle persone, tifosi e non , che hanno appoggiato il progetto al buio consegnando alla societa’ un cospicuo fondo perduto di denaro relativo a piu’ di 4000 abbonati sottoscritti, sono giunte alla determinazione  che anche quest’anno a meno di clamorosi colpi di scena sara’ un altro anno di sofferenze e tribolazioni.
Sbandierare in anticipo proclami di posizioni di alta classifica e di gioco super eccellente in funzione solo di una campagna acquisti basata sui nomi,  nel calcio quasi sempre non basta e non paga anzi diventa un boomerang pericoloso, invece ci vogliono idee e schemi di gioco, determinazione  condizione atletica e soprattutto una grande, grande umilta’.
Affermare come fece Canonico che a Foggia si vive di ricordi dopo aver  disputato nel tempo 11 campionati di serie A e aver avuto “Presidenti” del calibro di Mimi’Rosa Rosa, Antonio Fesce e Pasquale Casillo diventa un autogol pazzesco e sicuramente non mette in buona luce colui che peraltro non arriva dal Milan, dalla Juve o dall’Inter ma dal Bisceglie dove oltretutto non ci sembra abbia ottenuto risultati entusiasmanti, anzi tutt’altro.
Ok, paghera’ l’allenatore ma speriamo che chi e’ al timone del Calcio Foggia 1920 faccia un attento esame di coscienza oltre a prendere atto degli errori commessi (e sono tanti) dal giorno in cui ha messo piede sul gradino piu’ alto della societa’ rossonera e decida di iniziare a fare seriamente solo quello che compete al suo ruolo, finche’ restera’ al suo posto, oppure decida di  lasciare la carica di maggior azionista prima che accada quello che inevitabilmente potrebbe succedere se si andasse avanti su questa strada, cioe’ essere accompagnato con gentilezza alla porta  con “ignominia”.

Bruno Arcano