Altre cinque condanne per imputati vicini alla “Società foggiana”.

Estorsione, usura, traffico e spaccio di droga ed ancora la gestione di attività per il riciclaggio del danaro, dalle sale per le scommesse ad aziende agricole, fino ad infiltrarsi nelle istituzioni. La Quarta mafia è cresciuta nel silenzio più assoluto dagli anni Novanta, approfittando dell’attenzione rivolta dallo Stato a regioni ritenute più a rischio, come la Sicilia, la Campania o la Calabria. Ed è proprio con il boss campano Raffaele Cutolo che radicò una filiale della camorra in Puglia depositandola nelle mani di Giosuè Rizzi.

Intanto, gli affiliati della Società foggiana crescevano di numero, così come gli episodi legati al racket delle estorsioni. I legami forti con la camorra ed il ponte con i Balcani ha permesso di sviluppare i traffici illeciti, gestiti con le ramificazioni nella zona di San Severo e Cerignola ed i rapporti sempre più forti con la mafia garganica ed i cosiddetti scambi di favori, tra omicidi e coperture di latitanti. Poi le indagini ed i primi arresti che evidenziano la gravità della situazione e la ferocia degli “azionisti” della mala locale. I soci della “Società foggiana” riescono a dettare anche i processi di sviluppo del tessuto economico locale, mettendo le mani sulla gestione del ciclo dei rifiuti. Una escalation che non si è più fermata dalla fine degli anni Ottanta con i vari Rocco Moretti e Gerardo Agnelli e la famosa strage del Bacardi, tanto che i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia contano migliaia di episodi illeciti solo negli ultimi anni. La risposta della Giustizia c’è stata assicurando dietro le sbarre per parecchi anni i capi storici della mafia foggiana, processi che di recente hanno visto costituirsi parte civile le istituzioni locali e le associazioni antiracket. La lotta alla mafia foggiana si articola all’esterno e all’interno delle aule di giustizia. Ieri sono state condannate in primo grado altre cinque persone nell’ambito del processo alla Società foggiana, un ultimo stralcio dell’inchiesta che ha visto coinvolti 38 imputati. Le condanne hanno riguardato reati definiamoli di partecipazione, come la detenzione di armi, oppure per concorso in due tentate estorsioni ai danni di un imprenditore ed un costruttore. In un episodio fu lasciata una testa d’agnello davanti all’abitazione della vittima. Condanne da 3 a 13 anni che si aggiungono a quelle già decretate dal Tribunale.

Se è vero che molti nomi illustri della mala locale compaiono tra quelli che dovranno scontare peni pluriennali, gli inquirenti non abbassano la guardia perché bisogna capire se continuano da dietro alle sbarre a dettare le regole del gioco. Segnali a riguardo sono stati già evidenziati con la scoperta di micro telefonini e l’introduzione di droga nelle carceri, ma la preoccupazione è per chi ha ancora le mani libere per tenere in piedi l’organizzazione. Sono le nuove leve, giovani senza scrupoli che si vogliono far strada per diventare nuovi capi a creare qualche pensiero in più alle forze dell’ordine. Gli agguati di mala consumati negli ultimi tempi ed altre azioni delittuose evidenziano l’elevato livello di crudeltà e violenza con cui operano i nuovi figli della Società foggiana.